27 Gennaio 2026

I Messaggi delle Impronte di Nascita

di Rosella Denicolò

Quando parlo del mio lavoro in Prenatale e Nascita la prima cosa che ogni persona pensa è che mi sto occupando di bambini, neonati, donne in gravidanza, preparazione al parto, genitorialità. Rimangono un po’ sorprese, parecchio sorprese, quando spiego che il mio lavoro è con persone in età adulta, comprese quelle che non hanno figli e che non si occupano di bambini. Non è ancora così ovvio nella nostra cultura che ciò che è successo quando eravamo ancora nel grembo materno abbia conseguenze sul nostro modo di essere. Non è ancora così ovvio che le esperienze di quando eravamo ancora una minuscola cellula o un embrione siano rimaste nella nostra memoria implicita e corporea e che possano avere una influenza sui nostri pattern relazionali, sul nostro stile di attaccamento e sulla nostra visione del mondo.

Il mio lavoro di ricerca è dedicato proprio a quelle memorie. Prendiamo per esempio una nascita con il taglio cesareo. Quello che mi insegna l’esperienza di lavoro con i clienti adulti, sia nell’ambito del counseling che della biodinamica craniosacrale, è che ci possono essere tematiche sui confini poiché alla nascita la persona ha vissuto un’invasione e non ha potuto attraversare il canale del parto come secondo la sua natura si sarebbe aspettato di fare. Le aree corporee che ne hanno maggiormente risentito sono generalmente il collo e le spalle proprio perché il nascituro viene estratto con una presa in quelle zone. Sempre nel cesareo ho riscontrato spesso tematiche sulle transizioni perché il passaggio dal mondo uterino a quello della sala parto è stato troppo veloce e inaspettato, e anche la mancanza di un pieno senso di radicamento, proprio perché è mancata l’esperienza di spingersi in avanti con le gambe al terzo stadio della nascita. Sono tantissime le conseguenze che possiamo ricondurre a memorie che derivano da un intervento strumentale come in una nascita con forcipe o ventosa. E lo stesso si può dire per tutti gli interventi farmacologici che alterano il tempo e il ritmo naturale del processo di nascita oppure che interrompono la connessione del nascituro con la madre. A volte un intervento è necessario e ha salvato la vita a quel bambino, ma questo non toglie che rimangano memorie profonde.

Le impronte che vengono dalle esperienze precoci sono così profonde perché derivano da esperienze molto intense e condensate. Sono storie di embodiment, di come prendiamo forma in base alle condizioni che incontriamo. Secondo James Hillman le condizioni, i traumi, le ferite che l’anima incontra nel processo di incarnazione fanno parte del progetto della ghianda che deve realizzare se stessa e diventare quercia. Trovare la propria vocazione, il proprio posto nel mondo, non è solo racchiuso nella ghianda, ma anche nella qualità del terreno dove un uccello potrebbe aver portato quel piccolo seme, o dall’acqua che ha potuto nutrirlo e dalle piante vicine che hanno potuto sostenerlo.  

Ci sono probabilmente molti modi per riconoscere quelle impronte. Nella tradizione del Pre-perinatale esperienziale e nella Formazione Pen, la conoscenza del territorio delle origini avviene attraverso il corpo, attraverso il movimento somatico, e attraverso competenze di dialogo centrate sul felt sense e sulla felt vision. Quando noi stessi o un cliente riconoscono una impronta di nascita è come se la storia del piccolino che è in noi venisse finalmente ascoltata. Il bambino interiore si sente finalmente visto, riconosciuto e accolto. E’ come una magia: qualcosa di profondo di può rilassare e ci sentiamo più interi. Una ricerca che è fondamentale per riaprire la consapevolezza ai messaggi di quella ghianda.

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