15 Febbraio 2019

Baby Body Language

In questa breve intervista Matthew Appleton ci parla del Baby Body Language, il linguaggio corporeo neonatale che a qualsiasi latitudine viene espresso nella fase preverbale. Si tratta di un linguaggio corporeo, basato su memorie protomentali, radicate nel corpo. Queste memorie non sono solo nei bambini, ma anche nelle persone adulte che attraverso i gesti raccontano, senza saperlo, le loro esperienze più precoci. Conoscere il Baby Body Language è fondamentale nella Integrative Baby Therapy poiché permette di entrare in empatia con i bambini in un modo molto accurato. i bambini ci raccontano la loro storia anche perché siamo in grado di capirla. Matthew Appleton sarà in Italia il prossimo 24 maggio 2019 per il primo seminario del nuovo training organizzato da In Origine. 

Il Baby Body Language è un linguaggio universale. I bambini sperimentano memorie corporee, memorie che non sono tanto mentali ma del corpo. Potrebbe per esempio esserci una memoria di come sono rimasti incastrati durante la nascita e che ci fa percepire una pressione in un lato della testa.  I bebè potrebbero toccarsi in  quel punto più e più volte. E mentre fanno questo potrebbero esprimere, attraverso il pianto, una emozione, per esempio tristezza o paura o rabbia.  Lo chiamiamo pianto di memoria: il bambino sta ricordando una sua esperienza e, allo stesso tempo, la sta sentendo. Quando parliamo di baby memory ci riferiamo a una memoria corporea, processata dalla parte destra del cervello. Il cervello sinistro, al contrario, processa storie come per esempio il ricordo che ieri sono stato in quel negozio e che ho incontrato Luisa. Il bambino ha memorie che corrispondono a esperienze interiori ed è totalmente in connessione con la sua esperienza corporea. Quando risente quella memoria e tocca quella parte della testa e piange, quello che veramente lo aiuta è sentire la nostra empatia: posso vedere che sei proprio arrabbiato, eri rimasto proprio incastrato in quel punto.Quel pianto di memoria è spesso confuso con il pianto di bisogno: il bambino ha fame, è stanco, vuole essere cambiato. Spesso i genitori non sanno come rispondere ai diversi tipi di pianto, e si sentono impotenti soprattutto quando i bambini non si calmano di fronte ai loro sforzi di soddisfare i loro bisogni. Quando empatizziamo con le loro esperienze i bambini trovano davvero lo spazio per esprimersi anche emozionalmente, solo allora quella memoria si risolve, il bambino ha potuto esprimere, quindi può lasciare andare.

La stessa cosa è vera anche per gli adulti: alcune esperienze precoci sono ancora attive in noi stessi. Quando esploriamo questo lavoro con gli adulti vogliamo veramente capire come queste memorie sono trattenute nel corpo, così che possiamo connetterci a queste esperienze e dare un senso a quello che ci accade. Spesso il ricordo del cervello sinistro, la storia che ci raccontiamo è molto diversa dalla storia del cervello destro, dalla storia che il corpo conosce. E quando una persona ha la possibilità di risperimentare quella memoria corporea, può iniziare a trovare dei significati importanti e creare una coerenza dove prima c’era confusione.

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