29 Agosto 2018

Le Memorie delle Origini

La psicologia pre-e perinatale è una branca della psicologia che si occupa delle primissime esperienze di vita. I suoi studi si focalizzano su come la nascita e l’esperienza nell’utero materno modellino la nostra vita, il senso di chi siamo, le nostre relazioni e il modo in cui vediamo il mondo.  Fondamentalmente è un processo di scavo, di archeologia interna, che risale al periodo prima del concepimento, al nostro essere stati sperma, uovo, cellula totipotente. Poi la discesa nell’utero e i passaggi da un mondo all’altro.  Oggi abbiamo a disposizione moltissime evidenze che provengono dalle ecografie, dagli studi sulle origini embriologiche e fetali, dalle teorie del campo e dalla biologia cellulare, che spiegano le esperienze sulle memorie di esperienze precoci che emergono dal lavoro psicoterapeutico a orientamento somatico. Come possiamo risalire a quelle prime memorie scritte nei nostri corpi e perché è così importante? Queste domande sono alla base della psicologia pre e perinatale. “Noi tutti tratteniamo esperienze nei nostri corpi e il concetto di memoria del corpo è ormai ampiamente riconosciuto tra i terapeuti a orientamento corporeo”, spiega Matthew Appleton. “Crescendo non veniamo educati o incoraggiati a portare attenzione al nostro mondo interno di sensazioni e immagini, la conoscenza cognitiva diventa prioritaria e perdiamo il contatto con il flusso dell’esperienza somatica finché questa diventa solo un sussurro nell’ombra, piuttosto che una ricca sorgente di consapevolezza e sensibilità. I bambini, al contrario, sono profondamente immersi nella loro esperienza corporea, che è immediata e vitale. Non hanno concetti o more sociali che li distraggano dall’esprimere, senza inibizioni, ciò che sentono. Il loro corpo ricorda, la loro anima ricorda e lo esprime”. Nella tribù africana dei Dagara del Burkina Faso, i bambini sono considerati l’anima di ogni villaggio, portatori di un dono unico per la collettività, portatori della memoria del mondo da cui provengono. C’è un respiro sacro che circonda la madre e il bambino, un respiro che riguarda tutta la comunità. Come scrive Sobonfu Somé, autrice di Welcoming Spirit Home: African Teaching to Celebrate Children and Community, e custode dei riti della tribù Dagara: ‘Molte persone nel mondo non pensano che i neonati siano così sensibili, ma di sicuro lo sono, persino quando sono nell’utero. Molti pensano infatti che se un bambino viene colpito, non se ne ricorderà. Al contrario, i bambini immagazzinano tutti i colpi che hanno ricevuto e avranno problemi di salute fino a quando queste ferite non verranno relazionate alle prime esperienze della vita’.

Anche la ricerca e l’esperienza del pre e perinatale dimostra che i neonati sono ancora in contatto con le memorie prenatali e che, appena trovano qualcuno che li può capire, raccontano la storia del loro viaggio per arrivare in questo mondo. Le difficoltà, le sfide di questo viaggio. Lo raccontano senza parole, ma con movimenti, gesti, con pianti e vagiti. Imparare ad ascoltare con empatia queste storie è un dono incredibile sia per il bambino che per chi si mette in ascolto. E’ qualcosa che ci collega a qualcosa di più grande e che ci fa sentire umani.

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