31 Ottobre 2018

La storia di una seduta di Integrative Baby Therapy Training

di Matthew Appleton.

Gina ha 20 mesi e arriva alla Teaching Clinic con il suo papà. Alla sessione erano presenti altri due terapeuti interessati al lavoro con i bambini. Il papà si siede sul pavimento, la bimba si aggrappa a lui e sembra piuttosto spaventata. Mi siedo vicino a loro e metto alcuni giocattoli sul pavimento mentre il padre mi racconta perché ha portato Gina alla clinica. Dice di essere preoccupato: Gina continua ad ammalarsi e a prendere una infezione dopo l’altra. La piccola è nata in acqua, una nascita naturale, senza problemi. Ha una sorellina più grande e di entrambe si occupa quasi sempre la mamma. Lui infatti è spesso fuori città per lavoro. Gina ha già ricevuto diverse sessioni di osteopatia che non hanno avuto alcun effetto. Aggiunge anche che, secondo lui, c’è una componente emotiva alla base di questa debolezza immunitaria. Mentre il padre mi parla, Gina si aggrappa a lui. E’ ancora molto ansiosa. Dopo un po’ cerco di attrarre la sua attenzione con un burattino. Lei inizia a piangere. Mi tiro indietro e lei si aggrappa ancora di più al padre. Iniziano a giocare. Ora che è tutta presa dai giocattoli mi avvicino un po’ di più e lei incomincia a interagire. Mi passa dei pupazzi di plastica. Poi li indica uno a uno e li nomina: “bambino”, “bambina”, “mamma”, “babbo”. Babbo è la figura più imponente. Nel frattempo il padre interviene e spesso interrompe il contatto che si sta creando tra me e Gina. Ho l’impressione che ci sia un po’ di sforzo, nel modo in cui cerca l’attenzione della figlia, come se volesse dimostrare qualcosa a se stesso o forse a noi. Ho anche l’impressione che questo tolga spazio a Gina. Per un paio di volte provo a prendere contatto con la schiena della bimba. Ma ogni volta lei si sottrae e allontana le mie mani. Provo allora a contattare il suo campo energetico, tenendo le mani a diversi centimetri dal suo corpo e facendole scorrere dalla testa ai piedi. La bimba permette questo contatto e me lo mostra diventando più espansiva. Dopo qualche minuto Gina accetta anche un contatto fisico al sacro. Immediatamente il suo sistema si apre e diventa più soffice. Durante questa interazione il padre continua a cercare di attrarre la sua attenzione, nonostante Gina mostri chiaramente di voler stare per conto suo, tutta presa dai giocattoli che sono a terra. A un certo punto uno dei terapeuti chiede se può avvicinarsi a Gina e giocare con lei. Sento che non sarebbe appropriato in questo momento. Sento che il mio contatto con lei è ancora molto tenue, e che il padre non le sta dando abbastanza spazio. Improvvisamente, e con una chiara intenzione, Gina ammucchia i giochi e li mette da parte. Il padre si guarda intorno per cercare qualcos’altro che la possa distrarre e io ne approfitto per chiedergli se può provare a darle un po’ di spazio, in modo che sia lei a decidere cosa ha voglia di fare. Lui è d’accordo e si siede, appoggiato alla parete. Poco dopo lei si alza in piedi, va verso il padre e si arrampica sul suo grembo. Per tutto il tempo continuo a mantenere il contatto al sacro. Gina si accoccola sul papà e io mi siedo accanto, continuando il contatto. Adesso Gina è molto quieta, con la testa appoggiata sul suo petto, e il dito in bocca. Chiedo al padre se per lui va bene rimanere in questa posizione. Mi risponde di sì, ma allo stesso tempo ho la sensazione che non sia completamente a suo agio. Allora gli chiedo come sarebbe per lui provare ad ammorbidirsi, per permettere a Gina di sciogliersi in lui. Quando lui si rilassa e accoglie Gina, un senso di quiete e di pace pervade la stanza. Rimaniamo seduti così per una decina di minuti o di più finchè Gina inizia a guardarsi intorno. C’è un senso di compiutezza adesso, un senso di compimento. Chiedo al padre come si sente rispetto a quanto è successo. Dice di sentirsi bene, ma vuole capire cosa ne penso. Gli dico che la mia impressione è che la bambina ha bisogno di spazio per potersi esprimere e che forse lui vuole “fare troppo”. Con molto tatto suggerisco anche l’ipotesi che forse, essendo lui via spesso per lavoro, quando torna a casa cerca di iper-compensare. Probabilmente Gina ha solo bisogno di imparare il modo per andare verso di lui, di raggiungerlo prima di essere raggiunta. Gli fa piacere sentire queste parole e ammette di provare un senso di colpa verso la bambina, proprio perché è fuori casa così spesso. Gli dico allora che è evidente che Gina gli vuole bene e che è capace di esprimere questo amore, proprio come è successo durante la sessione quando ha avuto la possibilità di farlo. Li osservo mentre escono dallo studio. Lui appare più rilassato e Gina mi guarda negli occhi con un chiaro senso di presenza nello sguardo. Sembra davvero diversa da quella bimba tutta impaurita che è entrata in questa stanza solo poco tempo fa. Se questa seduta avrà un effetto sulla loro relazione o sulla tendenza a contrarre infezioni, non lo so. Ma un bambino che può essere più espansivo e morbido, sarà un bambino con maggiore vitalità e un sistema immunitario più forte. Quando l’organismo funziona in modo più libero, tutte le parti della persona sono più libere di rispondere agli stress esterni e alle tensioni. I bambini del resto hanno una grande capacità di regolazione a tutti i livelli. L’Intelligenza che ci forma, è in grado anche di informarci durante la vita, quando siamo in grado di ascoltarla di fidarci. Questo avviene in modo naturale per i bambini. Può succedere però che noi li invadiamo con le nostre preoccupazioni o con continue distrazioni e facilmente loro perdono il contatto con la saggezza dell’organismo. I Trattamenti (quelli con la T maiuscola) a volte non sono altro che una ulteriore imposizione degli adulti. I bambini spesso non ne hanno bisogno. Hanno invece bisogno dello spazio per esprimere se stessi, e di un mondo che sia capace di ascoltare e anche di rispondere.

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